1/12 🔥 Un opinionista può ottenere d’urgenza la rimozione di un tweet che lo bolla come “non etico” e lo accusa di apologia di reato? E il giudice può farlo senza sentire la controparte? Il Tribunale di Milano ha appena dato una risposta interessante. #diritto


2/12 🏛️ Dopo un intervento a @OmnibusLa7, un noto avvocato editorialista viene attaccato su X da Francesca Albanese, relatrice speciale ONU.
Poiché Albanese non ha risposto alla diffida, l'avvocato chiede al giudice la rimozione del post con un ricorso ex art. 700 c.p.p.
Poiché Albanese non ha risposto alla diffida, l'avvocato chiede al giudice la rimozione del post con un ricorso ex art. 700 c.p.p.

3/12 🏃♂️ Colpo di scena: il Tribunale rigetta subito il ricorso, senza attendere la prova della notifica alla controparte. Motivo? Il principio di economia processuale e di ragionevole durata: se il ricorso appare prima facie infondato, attendere sarebbe inutile. #diritto

4/12 📑 Nota di colore procedurale: è difficile sostenere che Albanese ignorasse il ricorso. Dal fascicolo risultano 4 autorizzazioni alla consultazione (16/06, 08/07, 21/07, 27/08). Ed ex art. 76 disp att c.p.c., questa cosa la può chiedere solo la controparte o il suo avvocato


5/12 🗣️ Ed ecco il cuore della decisione: il giudice riconosce che le frasi di Albanese, pur aspre, rientrano nel diritto di critica. Questo può includere toni offensivi, purché non diventi un attacco gratuito alla persona e resti ancorato al fatto oggetto di critica.

6/12 📏 La critica deve restare funzionale alla disapprovazione, non scadere nell’insulto gratuito. Ma parole dure ≠ automatico sconfinamento. Conta il contesto. Così giornalismo meno etico e apologia di reato vengono letti come giudizio critico, non attacco personale.

7/12 📱Il Giudice riconosce che sui social network il dibattito è diverso. Nella valutazione della continenza, bisogna tener conto delle "eccentricità delle modalità di esercizio della critica" tipiche di queste piattaforme. Il linguaggio online è spesso più diretto e aspro.

8/12 🚫 Anche sui social, però, c'è un limite invalicabile: il rispetto dei valori fondamentali della persona. La critica diventa illegittima quando si trasforma in un attacco ad hominem, con commenti "umilianti e ingiustificatamente aggressivi".

9/12 🧐 Secondo il giudice le espressioni usate da Albanese, pur essendo "caratterizzate da forte asprezza" non sono un attacco personale e gratuito. La critica è rimasta aderente al tema sollevato dall'opinionista ("una questione fortemente divisiva") senza sfociare nell'insulto

10/12 📝 Il Tribunale, dunque, rigetta il ricorso: manca il fumus boni iuris. Senza presupposti, niente rimozione del post. Nessuna spesa legale liquidata, dato che la controparte non si è costituita.

11/12 🔔 La vicenda non finisce qui: l’ordinanza del Tribunale di Milano è cautelare e d’urgenza, non definitiva. Può essere impugnata con reclamo. E poi ci sarà il merito. Seguiremo se ci saranno sviluppi su questo caso che tocca i confini della critica online!

12/12. Come sempre, l'ordinanza è stata reperita sulla Banca Dati di Merito del @minGiustizia, accessibile a tutti i cittadini con SPID, che non si è peritato di anonimizzare la resistente.
Fine 🧵.
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